Sulle cose normali tipo perdere ogni diritto.

20 Novembre 2009 di lhaudian

L’invenzione dei diritti inalienabili delle persone è uno dei più grandi furti che pochi hanno fatto a molti nel corso della storia umana. Ok, molti di voi, anzi tutti, non saranno d’accordo. Direte: la vita è una cosa inalienabile. La dignità è una cosa inalienabile. La salute. La possibilità di essere felici. Roba così, insomma, per persone cerebrolese che si accontentano delle belle parole che le rassicurano tanto.

Il fatto è che queste cose non sono scontate. Ogni respiro non è scontato. E non lo dico per fare il cattivo di turno o la persona che è dotata di un apparato che veicola simboli e lo usa tanto per. No. Nella maniera più categorica.

Una persona che si è dimostrata sprezzante della vita umana, come quella merda umana Angelo Izzo non merita nessuna forma di diritto. Nessun diritto. Nessun diritto, compreso quello di sposare una povera psicolabile. Non ce l’ha. Non dico che lo si dovrebbe uccidere. Dico solo che dovrebbe desiderare la morte più di ogni altra cosa. Non pensare di sposarsi. Non avere una fottuta ora d’aria in cui può vedere il sole. Non dovrebbe avere dell’acqua nemmeno se ha sete. Dovrebbe essere alimentato tramite sondino perchè il sapore del cibo è una benedizione che non si merita.

E allora sti cazzi. Sti cazzi per i boss mafiosi, sti cazzi per gli stragisti, sti cazzi per i killer della camorra. Sti cazzi per chi vende droga ai bambini. Sti gran cazzi per gli stupratori e i pedofili. Se loro hanno dei diritti inalienabili uguali ai miei mi viene da pensare che c’e’ qualcosa che non va. Non va proprio. Però sappiamo tutti benissimo che piega ha presto la storia e sappiamo quanto questa, la storia, sia una narrazione dei vincitori e mai dei vinti. E allora viva il buonismo.

Viva il fatto che una persona che ha nell’ordine:
*violentato due donne beccandosi solo 2 anni di carcere, non scontati, perchè ricco,
*violentato e seviziato altre due donne assieme ad altre due persone per quasi 30 ore, uccidendone una,
*mostrato beffardo dinnanzi i fotografi,  giudici,i media e la vittima scampata alla morte solo perchè si è finta morte,
*ucciso altre due donne, di cui una di 14 anni, dopo essere uscito di carcere grazie ad una delle leggi più vergognose degli ultimi 50 anni
possa parlare di sposarsi nonostante i due ergastoli.

Viva il fatto che abbia degli occhi per guardare il cielo. Viva questa italietta  ipocrita che, schierata politicamente, non riesce nemmeno a dire delle fottute parole di odio, ma solo ad indignarsi e cercare di dare un colpo al cerchio e una alla botte all’ombra del proprio campanile.

E allora l’odio di cui sopra non è benzina sul fuoco. E’ legittima difesa. E’ il vento che ci difende dal piattume ipocrita che ci vuole amalgamati l’uno agli altri, solidali come i granelli di sabbia.

Arrapamenti bloggosi vol. 2.

13 Novembre 2009 di lhaudian

Quindi insomma, non si leggono più i libri, si leggono i blog. Non si leggono più i giornali, come sopra. E’ palese: i blog hanno preso il posto di what-ever-thinked-for-one-issue e diventano un pò il cazzo che gli pare.

Dopo il crocefisso e la suina, la blogosfera si arrapa di giustizia. Processo breve, prescrizione, amnistia per via amministrativa, differenze fra cose qui e cose lì. Un pò di ideologia qua un pò di minchiate là. Sarà che il tema è molto delicato probabilmente perchè è sicuramente avvertito come un problema molto grave.

Separazione delle carriere? iniziativa penale obbligatoria? responsabilità civile dei giudici? gradi di appello? insomma chi più ne ha più ne metta. E siamo ancora alla superficie. E’ in ogni caso più deprimente pensare che la maggior parte di chi si ritrova a discutere in format più o meno non televisivi manifesti palesemente l’intenzione di ragionare con le idee altrui. In ogni caso la blogosfera si apre e si chiude su concetti come se fosse un banco di pesci. Sembra impazzita nel suo caleidoscopico ciarlare, ma a guardare bene è più un ripetere e un ripetersi, non altro. L’esercizio della ricerca della verità non è nei blog. Questo concetto meritava evidentemente un post. Evidentemente.

A casa mia si chiama “a fess n’man ‘e criature“.

We need the fucking space to nail the next fool martyr.

8 Novembre 2009 di lhaudian

Per me la blogosfera è molto importante. Leggo tantissimi post e visito almeno una 30ina di blog d’autore ogni giorno. Devo constatare che la blogosfera sulla questione crocesiffo si/crocefisso no ci si è arrapata tantissimo. Molte minchiate sono state scritte e non verranno mai mai mai mai più cancellate. Sull’affaire crucifige emerge quanto la cultura italiana sia raffazzonata, imprecisa, dalla memoria corta, incompleta. L’italiano non si forma, si limita a ripetere una cosa che ha già sentito. L’italiano medio è un mostro, un terribile mostro che nella sua mediocrità non sa di essere una bieca forma di vita al limite fra il cerebroleso e il bimbominchia. Ma questo è un altro fatto.

Ne ho contati di molti, avversari della chiesa della domenica, moralisti del diritto d’uguaglianza dell’ultim’ora, storici per finta, filosofi per hobby. Li ho visti crogiolarsi al sole dell’”io penso” e andare molto fieri della propria opinione.

La questione è senz’altro molto complessa e state tranquilli: in questo post non darò nessuna risposta.

I liberi pensatori si contano davvero sulle dita di una mano. E’ una tendenza che stiamo ereditando dal berlusconismo: se io mi sento emancipato dalla chiesa cattolica: crocifisso no. Se io sono più o meno orbitante nella tradizione cattolica allora crocefisso si. Non c’e’ sforzo intellettuale e allora la verità di una parte equivale solamente nel minor sforzo ragionato senza dialogo, senza merito. Questa tendenza è riscontrabile in quei grigi personaggi tristi che combattono Berlusconi con le stesse parole di Berlusconi. Con gli stessi mezzi. Con gli stessi precetti. Con la stessa forma mentis. Parlano come lui e non si accorgono che la pensano come lui. Ma si sentono superiori, diversi. Ed è una cosa molto ma molto triste che non lascia barlume di speranza a quest’italietta media, fatta da uomini medi che parlano in maniera mediocre e non si sforzano di andare al di là di un semplice concetto che per giunta gli è stato inculcato con il cucchiaino, con la pazienza del pastore di greggi.

E allora si dicono le più grosse minchiate sulla storia, sul diritto, sulla società, sulla religione, sui complotti. Ma va bene così, siamo italiani, lo zimbello d’europa :)

Depressione FTW.

7 Novembre 2009 di lhaudian

La mia vita liberaMente(1)

7 Novembre 2009 di lhaudian

Cominciamo dal principio. Tanto tempo fa venni al mondo. Ora sinceramente non penso che al mondo piacque particolarmente. Detto per inciso a me neppure tanto. Venni con calma, abitudine che non ho perso, dopo le 3 e mezza, dopo pranzo insomma, in un assolato pomeriggio della fine di luglio dell’86. Negli anni 80 successero un sacco di casini; non per vantarmi ma fra un terremoto dell’Irpinia, una morte di Bob Marley e un Chernobyl venni al mondo io. Insomma cose così: ordinarie. I 68ini avevano più o meno 35 anni e si erano venduti da un bel pezzo. Satana non aveva ancora mandato i Thake That e le Spice Girls a profetizzare la sua venuta e si stava più o meno bene. Resisteva un barlume di ragionevolezza nei substrati più ampi della popolazione. Ad esempio negli anni 80 nessuno ancora pensava di poter installare una tv o un telefono nel cesso. Gli anni 90 cambiarono molte cose fra cui questa.

Mi ricordo il mio primo giorno di asilo. A me non piace andare in posti in cui mi aspettano, preferisco passare per caso. Per questo ho odiato la scuola dall’asilo fino all’ultimo giorno di superiori. L’università invece era bella. C’ero o non c’ero i vari prof se ne sbattevano altamente i coglioni e la cosa mi rendeva sereno. Il giorno della laurea no. Mi aspettavano e questo mi logorava. Me l’immaginavo diversa la mia laurea, del tipo passo se c’ho tempo, non vi preoccupate, non vi disturbate, vi porto due caffè la prossima volta. Oggi no c’ho la febbre. Insomma sarei passato quando mi andava, un pò come quando ho voglia di andare a fare un giro al centro commerciale, cioè mai, o quando voglio passare lo scroto in una smerigliatrice, cioè meno che mai. In ogni caso dicevo del mio primo giorno di asilo. Avevo i miei colori nuovi di zecca. Cazzo se erano belli. Colori colorati come nessun altri. Questo mi dava un vantaggio competitivo verso gli altri bambini, che erano tutti brutti e erano vestiti in maniera orribile. Mia madre era al lavoro, as usual, per garantirmi un futuro migliore, quindi toccò a mia zia, as usual, accompagnarmi all’asilo. Diciamocelo: avevo appena 4 anni e già il linoleum verdognolo mi faceva cacare. Già allora avevo una spiaccata avversione per il cattivo gusto e a pensarci due secondi in più già nutrivo il più umano dei sentimenti fra quelli che il buon dio ci ha forniti, cioè il disprezzo per il genere umano. A quell’età il genere umano non mi aveva fatto ancora niente. Le mie pretese erano basse, low profile, stare con i miei cazzo di pastelli per i cazzi miei senza che nessuno mi mettesse delle dita negli occhi o mi sbavasse addosso. E invece no. Dapprima mia zia mi lasciò col bidello, un raro primate ancora non studiato dai biologi, che mi accompagnò dalla mia prima maestra. Non ricordo come si chiamasse la maestra dell’asilo. Forse non l’ho mai capito, non è che mi importasse poi tanto. Per me era solo e soltanto quella troia che mi prese i pastelli e mi costrinse a prendere dei fottuti pennarelli scolorati da una cesta assieme agli altri fottuti bambini sfigati. Una cosa terribile. Io non volevo lasciare i miei cazzo di pastelli allora quella pericolosa stronza chiamò il bidello di cui sopra che prontamente se li prese. Feci appena in tempo a dare un morso al tizio che in ogni caso non riportò ferite gravi. Da allora divenni quello che aveva morso il bidello. E’ davvero molto bello riassaporare quella misantropia da bimbino, l’insegnare alle altre creature di dio le parolacce, sputare sui bambini, scegliere i giocattoli per primi dalla cesta, pisciare fuori dal cesso e non pulire. Tanto sei un angelo: è acqua benedetta.

SdC.

5 Novembre 2009 di lhaudian

Oggi vorrei spendere due parole due su Scienze della Comunicazione. Prima di leggere sappi che io sono laureato in SdC, quindi quello che scrivo è empiricamente dimostrato sulla mia pelle.

Caro aspirante scienziato della comunicazione,
sono Lhaudian, uno che passava per caso. Tu non mi conosci ma io conosco te. Ti vedo tutte le mattine con le tue scarpe so actually e la tua borsa avanti ma non troppo. Per non parlare di quegli occhiali! Ti senti figo attorno agli altri scienziati della comunicazione ma so che in cuor tuo quando parli con gli altri universitari un pò ti vergogni di dire che studi SdC. E fai bene. Devi un pò vergognarti del tuo status, io stesso lo faccio tutti i giorni. Una vergogna modesta: della gente umile. Vergognati mestamente quando non conosci i concetti statistici o economici che possiedono gli economisti, vergognati in silenzio quando parli con una persona che possiede dei concetti che il tuo corso di laurea sfiora solo da lontano. La vergogna è un bel motore che stimola a fare meglio. Non ti mortificare, non ti fare piccolo, ma vergognati del fatto che ti spacci per un amante della cinematografia ma poi non conosci di chi è Rashomon o non hai mai visto un film di Francis Ford Coppola. Vergognati e vediteli. So che non saprai mai di linguistica di uno che studia lingue/lettere, di economia di uno che studia economia, di psicologia di uno che studia psicologia, sociologia con uno che studia sociologia, statistica di uno che studia matematica/ingegneria e via dicendo. Ma non è colpa tua. Vergognatene, come se lo fosse e poni rimedio. Poni rimedio perchè è una colpa non dipingere il quadro di orizzonti che hai davanti. Gli altri colorano il loro quadratino, tu puoi colorare un mondo intero.

Chiediti una cosa. Sai perchè tutti gli ingegneri che si laureano trovano lavoro? O perchè quasi tutti i medici lavorano? Perchè il sistema chiede 100 ingegneri e 120 medici, ma le università ne sfornano 70 e 85. Il sistema chiede 3 laureati in comunicazione ma l’università ne sforna 56973mila. Per questo domani sarai un disoccupato se non dipingi il mondo che hai davanti. Però tu continua a farti le canne, perdere tempo su Facebook e andare in giro per negozi. Poi mi dirai quando vorranno darti 270 euro al mese + bonus per un Co.Co.Pro. che dura 3 mesi. Poi mi mandi una foto dell’album da disegno che hai colorato mentre stavi in giro a non fare nulla.

P.S.
Se vuoi fare un atto di carità verso il tuo genere non consigliare alla gente di iscriversi a SdC. Gà per me non c’e’ lavoro, figurati per te che ti devi ancora laureare, ma figuriamoci poi per quello che ancora si deve iscrivere!

P.P.S.
Quello a cui volevano dare 270 euro al mese + bonus a progetto per lavorare più o meno 90-120 ore al mese ero io. Il bonus era anche abbastanza alto [faceva lievitare lo stipendio sotto gli 800 euro] ma dovevi appioppare tumori alla gente e la gente non è molto propensa a firmare contratti che la impegnano per due anni e hanno pesanti oneri nè io sono abituato a fottere il prossimo. Poi il metodo era brutto, se fottevi 6 persone a trimestre prendevi il bonus, se ne fottevi 5 no. Penso che questa era una clausola per fottere anche me (era tutto un fotti fotti insomma).

Cattiverie.

5 Novembre 2009 di lhaudian

Bisogna dire un paio di cose. Quando sono alla ricerca di stronzate molto 2puntozero che fanno le cose molto politicallyincorrectmachecenefreganoisiamoavanti leggo livefast. Che sia un fottuto genio è quasi innegabile però deve piacere. Io ad esempio da quando leggo LiveFast picchio i bambini e pubblico i racconti su un blog segreto. Forse dovrei prendere esempio da lui e fare coming out.

Sulle pause.

31 Ottobre 2009 di lhaudian

Mi son preso una pausa. Ora eccomi.

Sull’essere semplici.

7 Ottobre 2009 di lhaudian

Immagino che debba scriverlo da qualche parte, quindi lo scrivo qui anche perchè se non lo scrivo qui dove lo posso scrivere?

Mediamente mi ritengo una persona semplice, cioè dai gusti semplici. Ok, è vero, forse non è molto bello andare a discutere la tesi di laurea con la felpa e un jeans. Io l’avrei fatto ma qualcuno ci teneva che io andassi come un gangster mafioso, quindi amen. Sopporto in silenzio, sono stato abituato a sopportare cose peggiori in silenzio, tipo mia zia che da piccolo in macchina ascoltava solo Ivana Spagna. Ok, passi il fatto che mi devo tagliare i capelli e accorciare la barba per un evento. Io non lo capisco, cioè il fare qualcosa per un evento; cioè io sono me stesso, se mi volessi tagliare i capelli dopo l’evento X perchè non posso farlo? Va bene, posso piegarmi anche all’idea “così si fa perchè così fanno tutti” però lo faccio di controvoglia e se mi fai notare che sono pesante stai solo espandendo il mio ego. Tutto questo va bene, tutto sommato.

Ma mai, dico mai, farmi domande sulle tue cazzo di scarpe da mettere per venire alla mia laurea. Mai. Non capisco niente di scarpe femminili, non ne voglio capire niente e non voglio essere responsabile in questo abominio contro natura. Idem per le calze. Mi sembra di essere stato sufficientemente chiaro.

Lunedì: minestrone.

29 Settembre 2009 di lhaudian

A casa mia, dopo gli eccessi gastronomici del weekend, generalmente ci si mette a dieta. Il minestrone diventa la giusta declinazione napoletana del ramadan islamico. A pranzo il lunedì ci si scassa le palle col minestrone. Con olio a crudo, senza sale, senza minestrone. E’ più una punizione che ingenera catarsi che minestrone. Il lunedì mangiamo catarsi. Eccheccazzo. Poi puntualmente il martedì ci si strozza con corde di salsicce chilometriche, migliaia fiammiferi di patate fritte, e via dicendo. Però il lunedì catarsi. Io l’ho sempre trovata una cosa stupida e come tutte le usanze stupide l’ho rispettata si e no una decina di volte nella mia vita.

Scriveva Jung che la colpa è un motore immobile di potenza straordinaria, che può generare comportamenti compensatori stranissimi. Il minestrone non è altro che una compensazione simbolica vissuta a livello totale [poichè tutti lo mangiano a casa mia] e per questo simulacro di una vergogna atavica della propria fame. C’è da dire che ognuno ha il suo minestrone, cioè ognuno mette in atto comportamenti compensatori puramente simbolici [si, anche io].