Archivio per Luglio 2009

Come sputtanarsi una partita a Europa Universalis III.

27 Luglio 2009

Europa Universalis III non è solo il più difficile e completo simulatore strategico in tempo reale. Non è solo una dottrina per pochi iniziati. E’ di più, è la vita. Si da il caso che la mia nazione preferita sia la Baviera, e parto solitamente nel 1450; rapidamente ecco la partita, che è durata circa 5 ore:

*primi 40 anni: modernizzazione del paese, forzo la costruzione dei laboratori e prendo consiglieri che aumentano la stabilità del regno; unisco alla coscrizione nazionale, mi tiro su un bell’esercito da 20mila soldati, faccio una campagna ottima di annessione degli elettori tedeschi, arrivo a costruire un blocco molto potente; alcuni staterelli resistono, tipo Hesse o Liegi, ma il resto è travolto: a ovest ho solo francia e borgogna mentre ad est ho l’austria.

*altri 50/60 anni: politica espansionista moderata; i consiglieri che mi permettono la stabilità muoiono, mi prendo commercianti, inizio a tenere banco nelle fiandre; mi offrono il posto di grande elettore nel sacro romano impero e riesco a diventare imperatore; più e più volte, grazie a qualche affare losco riesco a diventare protettore papale: rank 5, prestigio 35, niente male per una nazione perennemente in guerra, ho un esercito di 40mila unità e una riserva di almeno la metà.

Macleburgo a nord mi opprime, decido di attaccarla, sperando che l’austria non le tenga il gioco: mi sbaglio, ecco la prima guerra austriaca, macleburgo viene quasi ingurgitato istant, mentre l’austria a sud ed ad est mi mordicchia, annessione a nord, pace bianca con austria.

Ecco alla fine del sedicesimo secolo che gli ottomani si fanno largo, nel frattempo avevo ricevuto un insulto diplomatico dall’austria; decido di vendicarmi, gli ottomani attaccano sia macleburgo e austria, uniti dalla solita alleanza del cazzo, macleburgo però viene meno con una misura diplomatica sporca come una latrina della feltrinelli la sera del 23 dicembre. La attacco e me la annetto seduta stante, poi sposto le truppe sul confine dell’austria e gli dichiaro guerra; il regno asburgico è costretto ad una pace forzata con gli ottomani che si fottono quasi il 75% del loro territorio, l’austria ha così tre blocchi: possedimenti ad ovest, alsazia e paesi limitrofi, vienna e alcune regioni vicine e poi i paesi balcanici, tagliati fuori perchè bloccati dagli ottomani, che in questo istante mi stanno simpatici. L’austria tenta con vari eserciti mercenari di incularmi, ma non ci riesce, io sono più ricco e ho i mercenari [fanteria lanzicchenecca, cavalieri e cannoni obici FTW] col pisello più lungo. Gli fotto treviso, il blocco ad ovest e tutta la regione viennese: pace è fatta, mi fotto 4 regioni, la più importante, l’asazia però se la tengono stretti, 50 monete d’oro di riparazione di guerra e stiamo pace. Nel frattempo non vi ho detto che tutti gli staterelli del cazzo che avevo annesso ad inizio partita si sono ribellati e ho dovuto sedare 4 regioni. Nel frattempo riorganizzo le truppe, alcuni generali erano morti, quindi li unisco tutti sotto un reggimento, scarto le unità quasi morte, le unità obsolete e ripartisco i generali.

Ecco. Stai giocando alla grande. Stai vincendo. Poi non ci fai caso, e le unità obsolete le distruggi prima che le nuove siano addestrate, ti ritrovi ad avere un esercito di 15mila uomini, mentre ne avevi almeno il quintuplo. Errore madornale. Candar e Ottomani ti dichiarano guerra. Si fottono tutto il tuo territorio, scoppiano altre rivolte, a nord l’ultimo delle contee dei paesi bassi ti dichiara guerra e si porta anche la svezie, siena e sicilia assieme [non chiedetemi perchè]. In 10 minuti, hai più dei tre quarti del territorio occupato, pensi che quel bottone non lo dovevi premere, e che gli ottomani sono dei figli di puttana. Tutto nel cesso. Tutto. Mannaggia quel fottuto bottone che non volevo manco premere.

Uff.

Sulla virtù sopravvalutata.

26 Luglio 2009

Devo dire la verità, io stimo Ilvo Diamanti, ha una visione davvero lucida su certi temi. In questo articolo però si spinge troppo in là. Se ignorare il localismo è sbagliatissimo, temerlo troppo è ancor più sbagliato. Purtroppo la mediocrità della nostra classe dirigente ci spinge verso un federalismo stupido; una cosa che non è federalismo, ma solo qualche interessuccio qui e lì per dire ai propri elettori, che si, noi abbiamo il federalismo. Il localismo italiota, almeno da quello che riesco a vedere da qui, è ancora una volta qualcosa d’altro; ma cosa non è qualcosa d’altro nell’italia delle apparenze?!

Insomma il localismo della lega o dell’mpa è un localismo di facciata, in quanto entrambe si prestano alla stessa logica delle occupazioni e delle spartizioni del potere centrale e centralistico. La stessa devolution legislativa è un pacco vuoto presentato agli elettori della lega come pieno di oro e diamanti; a che serve aumentare le materie di legislazione concorrente fra regioni e stato o aumentare quelle esclusive delle regioni se poi puntualmente si vota la fiducia, leggi quadro, regolamenti varati dall’esecutivo etc etc, con logiche inverse alla delocalizzazione dei poteri?!

Insomma, il localismo è un aggettivo, non la diversità di alcuni partiti politici; aggettivo, cioè una qualità come può essere il giustizialismo o il liberismo; insomma: la lega è un partito come tutti gli altri, che a differenza di tutti gli altri ha una reale base sul territorio, per evidenti motivi, che sfrutta un lietmotiv diverso per accalappiare voti. Il ritornello è il federalismo per la lega, per di pietro invece è il giustizialismo, per l’udc sono i valori cristiani e via dicendo. Insomma nulla di nuovo, uno strumento come tutti gli altri, usato come tutti gli altri.

Non vorrei dare l’impressione di sottovalutare le spinte localistiche; il localismo all’italiana è senz’altro pericoloso perchè senza un reale disegno politico, essendo la politica italiana, più delle altre, non battaglia di valori, ma compromessi in un calderone.

Insomma, potrei fondare un partito politico localistico in ogni parte d’italia, perchè è storicamente vero che l’italia non è stata mai nazione, men che meno cultura, men che meno lingua. Dove c’e’ un dialetto ci può essere una lega o un movimento per le autonomie, ma queste logiche sono profonde come bicchieri d’acqua. Nè più nè meno.

Meritocrazia splicciola universitaria all’italiana.

25 Luglio 2009

Mah, leggendo le graduatorie che la Gelmini ha pubblicato sulle università virtuose mi sono domandato se chi ha scritto quelle cose è mai entrato in una facoltà universitaria o si sia mai posto il problema di cosa voglia dire virtuoso; essenzialmente le cose che balzano agli occhi sono molte; premio alle università bonsai, premio alle università del nord, ma soprattutto tagli nascosti e briciole divise col megafono per distrarre i passeggeri della nave. Che poi leggendo questa lista qui, vi rendete conto che è diversa da questa qui. L’ARWU2k8 ci dice che le migliori 5 facoltà italiane sono nell’ordine:

Uni Milano [60mila iscritti]
Uni Pisa [46mila iscritti]
Uni Roma[147mila iscritti]
Uni Padova [63mila iscritti]
Uni Torino [64mila iscritti]

Per la Gelmini, in un anno è cambiato tutto!! Le più virtuose secondo il ministero:

Uni Trento [14mila iscritti]
Pol Torino [5mila iscritti]
Pol Milano [36mila iscritti]
Uni Bergamo [14mila iscritti]
Uni Genova [40mila iscritti]

Fanno discutere tutte le altre posizioni, nessuna esclusa! Tutte! Sbaloriditive le posizoni dell’università dell’insubria[9mila studenti], o della tuscia [11mila studenti] per non parlare dell’università degli studi di roma “foto italico” con solo 1000 iscritti!!!!! Insomma una vergogna. Si applicano criteri economici, si scambia il virtuosismo formativo per il virtuosismo di bilancio, qualsiasi persona abbia stilato quella classifica dovrebbe solo vergognarsi della propria cecità.

Inutile difendere la Federico II di napoli, con i suoi 100mila iscritti, che in alcuni suoi punti raggiunge standard altissimi, una fra le ultime, assieme alla Sapienza, per la Gelmini. Il problema è duplice ed è alla base: si favorisce il federalismo fiscale, si premiano i bonsai togliendo quelle poche briciole ai grandi poli; grandi poli permettono alla gente di studiare: non va bene, studiare. Bisogna fare le veline e i calciatori, e sistematicamente tutti i grandi poli universitari saranno ridimensionati dalla didattica, alla ricerca. Se poi sono grandi poli del sud, saranno eliminati: il sud deve solo sfornare braccia per le industrie in declino e gente senza un briciolo di senso critico perchè ottimi elettori del PDL.

Sul merito della legge, cioè il tentativo di destinare il 7% dei fondi [ma non sarà un pò poco il 7%?!] in base ad un criterio, bhè, sono concorde. Purtroppo il non gravare sulle casse pubbliche non si chiama meritocrazia. Il termine meritocratico, applicato all’università, è ben altro.

Crisi del credito.

24 Luglio 2009

Devo proprio dirlo, meglio di così non si può spiegare.

L’intuizione.

24 Luglio 2009

In filosofia, l’intuizione è un tipo di sapere che sfugge alle logiche di causa-effetto; è difficilmente spiegabile a parole, per alcuni impossibile: in una sola parola: trascendentale. L’intelligenza è pratica, causale, sensibile ed immanente. L’intuizione il suo antipodo. Insomma ci siamo capiti. Parlavo col mio relatore, se non erro il 7 luglio, o il 10, non ricordo. Correggeva un abbozzo di qualche mio capitolo della tesi: stavamo discorrendo del sovrasotrico e del non storico come categorie metastoriche [vabbè, quello] e in ogni caso all’improvviso mi stacco dalla mia concezione e inizio a viaggiare. Mentre lui parlava ecco una visione, una intuizione, che da lui balza a me, almeno così me la spiego. Non riuscirei a descriverla a parole, però vedo ancora l’immagine: sono molti strati, tessuti colorati, che si srotolano senza mai toccarsi nello spazio, lo occupano tutto per la sua larghezza… e c’e’ un vento che li fa ondulare. Non so con quali parole il mio relatore [che mi immagino come gran maestro di non so ben quale culto esoterico perduto della storia, anche se devo dire che spesso ho sospettato fosse l'incarnazione di bacone] avesse evocato quella visione, ma il concetto ce l’ho in mente da molto tempo, ma non riesco a tirarlo fuori. Dovrei filmarli certi discorsi.

Su Allevi.

23 Luglio 2009

Su Allevi negli ultimi 10 mesi si è detto tutto e il contrario di tutto, un pò come la bibbia negli ultimi due mila anni. Insomma, sembra che questo composit… questo artist… questo non si sa ben cosa sia al centro di un dibattito formale di importanza mondiale. Mi voglio esprimere anche io, ma non perchè penso di possedere la verità rivelata, o cos’altro, è più una sorta di rivendicazione del cervello: se Filippo Facci scrive di Giovanni Allevi, perchè non io??

Premessa: sono un fan di Allevi, ho ascoltato più e più volte tutti i suoi CD, sono stato [purtroppo] ad un solo suo concerto. Ho leggiucchiato alla Feltrinelli i suoi due libri. Insomma non sono un profano.

La polemica più importante e rilevante su Allevi riguarda il suo essere o meno un compositore. Un’altra, non meno importante a mio modesto avviso, riguarda il suo essere compositore di che. Da queste due polemiche nascono fuori tantissime altre polemiche, non più piccole ma bensì più grandi, come quella sulla vendibilità della musica classica, sul concetto di musica classica, sul confronto di innovazione e ricerca e altre cose che non vi sto a spiegare. Poi all’improvviso si paragona Allevi con Einaudi, così per far vedere alla gente che almeno si conosce Einaudi. Fa colore paragonare la gente con Einaudi: lo sai ho comprato la nuova caldaia, ma quella di Einaudi è meglio. Eh si.. non me lo dire, il mio tostapane di Spongebob non è bello quanto il tostapane di Pucca di Einaudi. Seguono sospiri tristi.

Insomma: problemi inutili. Essenzialmente le mie risposte sono:

Si, Allevi è un compositore; compone.

Allevi è un compositore di musica pop.

Il termine pop e compositore, in una società liquida, non fanno a cazzotti.

La musica classica è vendibile quanto il rock, lo zucchero filato o i preservativi.

No, Allevi non fa ricerca nè innovazione: è applicazione.

Si, Allevi è una persona insopportabilmente egocentrica e costruita, ma mi piace lo stesso. No, non sono ironico.

Si, Allevi è un genio. Un genio del Marketing e della post*comunicazione; giacca nera e converse blu. Lo invidia perfino Berlusconi.

Si, Einaudi è molto meglio di Allevi, come lo è Fava, Bollani, i Musica Nuda o la Banda Osiris; ma questo, stranamente, non m’importa più di tanto: riesco a vivere, trattenendomi dallo spalare merda sui commenti di YouTube su Allevi o i suoi fans più accaniti che lo vedono come puro genio. Sarò io quello strano.

E’ tutto.

Correre con una gamba.

19 Luglio 2009

Scientology è un movimento religioso di tipo verticistico ed esoterico. Ora, per i profani, che non studiano le religioni, o meglio la filosofia delle religioni, esoterico dirà una cosa che io non voglio dire. Chiariamo: esoterico non centra nulla col demonio, col male o con le messe nere oppure con i capretti inculati. Una religione esoterica è una religione che ammette una via graduale per scoprire la verità rivelata. Ad esempio, la massoneria è un tipo di setta esoterica: la verità veniva rivelata a piccoli bocconi man mano che si andava avanti nel cammino della setta. Scientology prevede un cammino per arrivare allo stato di Clear. Costa circa 25/30mila euro, da quello che ho potuto leggere su alcuni libri.

Una delle definizioni di Clear è: colui che ha eliminato la mente reattiva; per scientology la mente reattiva è un nome fantasioso per chiamare quello che Freud chiamava Inconscio e Jung chiamava Ombra. Una volta che hai rimosso quella parte stai a posto, potrai vivere una vita serena, senza più nemmeno una malattia psicosomatica; io ad esempio se fossi clear potrei benissimo scrivere 5 pagine di tesi al giorno, sucarmi la mia famiglia, subirmi tutti gli scleri della gente che passa random e a fine giornata posso anche rileggermi il mio quotidiano senza che, miracolo, mi parta un embolo.

Insomma, ti asportano l’inconscio. Ora io, penso che la psicologia vada un pò ridimensionata, però non puoi toccarmi l’inconscio. Essendo un cultore di Jung, ho una visione dell’inconscio molto più “morbida”, però tu non mi puoi togliere la mia zona buia. Per far cosa poi? Per vivere meglio. Ma de che? E’ come se dicessi: dammi 25mila uero, che ti taglio una gamba, così correrai meglio. Ma andatevene a fare in culo.

Il mio Es mi serve. L’istinto di sopravvivenza, lo sputo, l’odio, la distruzione, la violenza dell’atto sessuale, il disprezzo, l’istinto di protezione che nutro nei confronti dei miei amici e della mia famiglia, il moto di disgusto per ogni aberrazione che vedo, le unghia ficcate nella schiena della mia compagna, il sapore del sangue, del fango… tutto questo mi serve.

Buona parte del raziocionio umano, del pensiero critico e dello stesso linguaggio hanno a che fare  nella nostra cripta. E’ bene che ci sia.

Sophia.

17 Luglio 2009

Io sono. Ma io non mi possiedo. E quindi prima di tutto diventiamo. (Ernest Bloch)

Sempre e solo lui, l’essere. L’esserci. Un problema a livello filosofico nasce quando due cose che non esistono, o almeno, che il 99% delle persone non riescono ad esperire, sono rapportate in questioni fondanti di similarità/diversità/uguaglianza.

Uccidetemi.

Scazzo scostumato.

16 Luglio 2009

Il caldo mi uccide, la filosofia contemporanea peggio. Lo scazzo è potente in me, se non scrivo è perchè il tedio mi tedia. Pensatemi.

Non stai così male con questi capelli qui.

14 Luglio 2009

Tanto ricrescono.

Mannagg a mort.