Archivio per Agosto 2009

Scleri notturni.

31 Agosto 2009

Sono pallido come il libro che sto leggendo. Andando con lo zoppo…

Mi mancano sempre le solite 7/8 pagine del cazzo ad una tesi che mi ha visto per 80 giorni 80 scrivere. dovevo incominciare 60 giorni prima ma sono un idiota e la colpa è solo mia.

Mi sveglio fra 5 ore 5. Cinque ore di sonno, anche questa notte.

Qualsiasi cosa che scrivo, fra tesi e altro mi risulta troppo stupida/banale/faceta/non pregnante. insomma come questo post.

voglio la mia macchina. la vorrei domani. è da sabato 8 agosto che sta dal meccanico. il mio meccanico non è mai andato in ferie. ci va quest’anno. ha scoperto il villaggio vacanze. 15 giorni.

forse faccio la magistrale a napoli. forse.

mi sento inutile e sopravvalutato. penso spesso a come poter perdere la vita in maniera stupida.

vorrei essere nato al circolo polare artico.

sono sicuro che se un giorno decidessi di diventare qualcosa, non lo diventerò, perchè ho scelto di laurearmi nel corso più idiota dell’universo.

ho perso due pronostici [di cui uno non per colpa mia].

pur sforzandomi non migliore nemmeno nella cosa che mi riesce meglio: bestemmiare.

ah, mi manchi.

La rosa purpurea del Cairo.

30 Agosto 2009

Avrei da scrivere per ore. E’ tutto inutile, se non ci sei.

Te lo scrivo io.

29 Agosto 2009

La luce bassa del tramonto rende la mia ombra più alta della mia anima; malinconico e vuoto sto seduto sulla spiaggia a fissare il mio pezzo di mare. Soffusa e felice, luce circonfusa, foca, si lascerà annegare ancora una volta. Qualche gabbiano, qualche ragazzino. Qualche pensiero strano. Aggrappato alla tua idea cerco di non dimenticare il tuo profumo, almeno prima che venga sera. Ritrovando qualcosa che avevo perso, sicuramente da un’altra parte -ma non ricordo dove-, ritorno. Ritorno verso di te.

Tentativi di spiegazione tesi a mia madre.

28 Agosto 2009

Ma si può sapere cosa stai scrivendo?
Ora sto scrivendo sui problemi dell’ermeneutica rapportata alla secolarizzazione…
Ah… E cos’e’ l’ermeneutica…
…Uhm allora, mamma, lo vedi il cestino.. lì sul mobile?
Si..
E vedi dentro c’e’ una mela…
Si…
Bene… l’ermeneutica studia i problemi fra te e la mela.
Ma io non ho nessun problema con la mela…
Infatti…

Vabbhè, ma quanto tempo ci vuole per scrivere una tesi?
Dipende su cos’è, dalla bibliografia…
Ah…
Tipo ora sto scrivendo del nichilismo…
Cos’e’ il nichilismo?
Hai presente Buona Domenica?
Si…
Quello.

Ora sto scrivendo del non-storico e del sovrastorico come categorie del metastorico nella filosofia di Nietzsche..
Cos’e’ il sovrastorico?
Hai presente il momento in cui andrò in lavorare?
No…
Quello è sovrastorico.

Cos’e’ l’esoterismo?
Mamma, nell’universo c’e’ una verità…
Si…
E tu non la puoi raggiungere.

Discorsi inutili in prosa.

28 Agosto 2009

In metro, il 27 agosto. Non c’era nessun bar aperto e nemmeno il giornalaio lo era, volevo comprare come d’abitudine l’Unità. Niente cornetto e niente giornale per me. Il sole delle 7 e 20 è un pò spento, non promette di essere un leone, almeno oggi. Salgo; che facce strane. Davanti a me c’e’ un manifesto, una cosa orribile, promette una festa. A guardarlo non rispetta le linee di forza, non ha coerenza grafica. Ha soli pennelli di Photoshop. Sembrano siano dappertutto, i pennelli di Photoshop. Sui vestiti, sui costumi, nelle pubblicità, sugli oggetti. Ovunque. A guardare bene è tutto un turbinio di pennelli di Photoshop. Ci fermiamo e sale un personaggio strano alto quasi quanto me, ma molto grasso, con un gessato blu molto sguacito. Si siede dietro di me; tempo due secondi e mi accorgo che puzza davvero in una maniera metastorica. Una puzza di quelle che permane l’ambiente indiependentemente dal giudizio pronunciato dall’idea di un ipotetico tribunale storico immutabile. Una puzza resistente perfino allo storicismo di Hegel e di Croce. Mi sporgo più avanti, dirimpetto c’e’ un omino fine, sui quaranta, ha le auricolari e sembra ascoltare rock sbiadito. Ha occhietti vispi e sembra aver capito perchè mi son sporto. Getto un’occhiata. Mi accorgo che un signore, pochi sediolini più in là sta parlando di TAN e TAEG ad una ragazza, sul fatto che i giovani si indebitano, che non sanno la differenza. Io la conosco la differenza, mi dico che sono fortunato. Gli unici due acquisti importanti che ho fatto nella mia vita sono stati la macchina e il pc, tutte e due sull’unghia. Non voglio permettermi qualcosa che non potrei solo perchè qualcuno mi ha fatto il favore di vendermelo ad un prezzo più alto in cambio della comodità di essere schiavo di una cambiale. L’uomo che faceva la predica si alza e va via; ne entrano altri. Uno lo noto subito. E’ appiccicoso di sudore, di quelli che noti da lontano; ha una camicia dozzinale a righe verticali bianche e color paglia a maniche corte, una giacca in mano marroncino e un cravattone con un nodo enorme. E’ sulla cinquantina, la cravatta e la camicia a maniche corte fanno a cazzotti. Mi chiedo che anche la cravatta sia un pennello di Photoshop. Magari lo è anche la puzza del tizio alle mie spalle. Un pennello olfattivo. La mia carrozza con il suo ripieno improbabile si avvia mesta, verso Napoli; tutto mi sembra un pennello di Photoshop; la realtà mi appare così bidimensionale, senza profondità di campo. Non c’e’ spazio per il grandangolo; c’e’ solo il pennello di Photoshop che potente come un Dio appiccica le cose addosso, in un’apoteosi di caricature spicciole, sconce e superficiali. Mi domando se il mio flusso di coscienza, la mia durata, il mio esserci, non sia un pennello di Photoshop, trovo l’idea alquanto bizzarra e astratta. Guardo in fondo alla carrozza, i posti sono quasi tutti presi; ognuno silente si lascia trasportare verso l’inferno di cemento, corrucciati da questo o quel fardello. I fardelli a Napoli non portano sofferenza, il napoletano con un misto di rassegnazione e ineluttabile carità verso se stesso si abbraccia alla sua croce, porta sul Golgota i suoi problemi. Li porta come se portasse una busta per la spesa un pò troppo piena, ha paura che si possa rompere, anche se sa che non succederà e nel contempo sa che se vuole mangiare – vivere – deve portare la busta con la spesa a casa, al tredicesimo piano. Non dico affatto che al napoletano piaccia il fatto che con i soldi che ha dato alll’amministratore del palazzo – che abita al primo piano – questi si sia comprato una macchina per arrivare al supermercato e poi subito dopo anche il supermercato, il napoletano non è sadico; il napoletano guarda le scale e pensa che addà passà a nuttat. Poi che la notte non passi a volte è solo un caso.

Siamo quasi arrivati alla meta, e mi sento un pò impaurito. Devo consegnare delle carte in segreteria, così possono dirmi che mi laureo, io lo posso dire a mamma e mamma così può dimezzare la dose di valeriana che si prende. Almeno così dice, penso che non le diminuirà affatto. L’omino dagli occhi sbiaditi si alza in piedi, ha una polo della Lacoste color malva; penso che il coccodrillino, che è sicuramente un pennello di Photoshop, deve essere proprio incazzato perchè l’hanno messo in un mare color malva. Insomma il malva non è un colore per coccodrilli. Getto uno sguardo alla locandina con tutti i pennellidi Photoshop, penso che ci scriverò su qualcosa, che tanto in ogni caso verrà fuori una cosa brutta, che i pensieri che ho in mente dopo poco che li ho pensati già perdono d’espressività. Mi chiedo se nel set di pennelli del mio Photoshop ho qualche pennello con i libri. No non ce l’ho, anche se ho qualche pergamena, qualche fiocco, tanti fiori e utensili e cose varie che non mi serviranno a molto, dico nello scrivere. Un pennello di Photoshop a forma di ombrello non può aiutarti a scrivere il Gattopardo oppure La Bibbia di Giobbe, anche se mi sarei accontentato senz’altro della due. Il mio flusso di coscienza si interrompe con l’arrivo della metro a destinazione; la cosa particolare è che sono già sei giorni che non vedo Lorena e tutto il mio pensare presuppone la sua interlocuzione. Mentre pensavo una parte di me mi diceva che non scrivo così male, che un coccodrillo in un mare malva è un’idea cretina, che il manifesto è fatto male ma non è poi così brutto, anche se il verde mela è oggettivamente brutto, che sì, l’uomo alle mie spalle puzzava e che il cravattone sopra la camicia a maniche corte è orripilante. Avrebbe riso all’idea dei pennelli di Photoshop, avrebbe detto che io sono un gran bel pennello e che vuole che sia solo nel suo programma, anzi che no, che il suo pc è vecchio e fatica ad usare Photoshop, che ne vuole uno nuovo, un laptop, da lì avremmo iniziato a parlare di pc e saremmo finiti senz’altro a parlare di qualche cosa astrusa come gli artisti che dipingono con il sangue mestruale o di qualche minchioneria stronza et faceta sullo spettacolo della politica che davano ieri sera a tv spenta, passando per un pennello a forma di ombrello di Photoshop. Penso sia d’accordo anche sul fatto che addà passà a nuttat.

2/9

26 Agosto 2009

mi manchi

Come combattere i travasi di bile.

25 Agosto 2009

Mamma, me ne vado in Cina, ciao.

Solitamente penso cose peggiori.

24 Agosto 2009

Oggi siamo un pò di questo e un pò di quello, un pò di quell’altro ancora con aggiunta di vari cazzi et mazzi e via discorrendo. Siamo un pò tutto, un pò niente, un pò su, un pò giù. Insomma, una gigantesca insalata russa. Un tempo v’erano le idee. Un tizio per farsi figo le chiamò metanarrazioni. Immaginatevi queste idee come abnormi calamite poste a decine di chilomentri di distanza l’una dall’altra. Ognuno era fatto di ferro e veniva influenzato da queste idee-magnetiche. Insomma, camminavi vicino all’idea di razionalità? Eri dentro l’orbita dell’illuminismo, camminavi vicino ai precetti di nostra santa chiesa? Eri nella metanarrazione della cristianità. Insomma, così. Prima era così. V’erano poche idee, ma si escludevano l’un l’altra. Se eri un comunista non eri un papista. Et vice versa. Si chiamano metanarrazioni. Narrazioni che raccontano se stesse. Insomma, delle idee.

C’era una volta, ad esempio, la letteratura di destra, Nietzsche, Bukowski, Ezra Pound, Eliot, Croce. Gente vera, che si sarebbe vergognata solo al pensiero di mentire a se stessi. E oggi, invece oggi la politica che da quella letteratura viene non si vergogna delle bugie che si dice. C’erano una volta Marx o Debord, Gramsci e Togliatti; insomma, comunisti. Comunisti che si sarebbero vergognati di una sinistra senza valori. D’Alema ha una barca a vela di 18 metri. Insomma le calamite non funzionano più. O forse siamo noi che abbiam cambiato metallo? Forse siamo ormai di rame.

E siamo un pò questo un pò quello; veri falsi, cattolici a metà, porci perbenisti, neri affiliati al ku kux klan, cinesi americani, giornalisti-politici, liberisti che invocano aiuti di stato. Insomma un pò quello e un pò questo. Le spiegazioni sono diverse. Alcuni dicono che tutte le idee sono cadute. Dicono che le tre più grosse idee sono fallite, forse le ha abbattute il nichilismo, forse è stata la tv, forse tutte e due. In politica la contraddizione è evidente, ma nella vita quotidiana il normale, il caduco, il nascosto, trasformano la contraddizione in paradosso. Agghiacciante.

E siamo allo sbando, senza riti e senza sacro e profano, in una poltiglia tutta uguale, di quel colore che ti viene quando mischi tutti i colori a tempera, e non sai se è più grigio cacata o marrone ghiaccio. E ci crediamo tutti dottori, ingegneri, allenatori, scenziati, politici, studenti, professori e giornalisti, tutto assieme, in contemporanea senza nemmeno la decenza di alternare le professioni in modo da essere persone perfettamente scisse. L’essere scisso è un modo vecchio, oggi siamo amalgamati, liquidi, confezionati in ovuli in comode porzioni monouso. Siamo più pratici da portare, già pronti per l’uso, liofilizzati, digeriti e già cacati.

Si, se ve lo state chiedendo sto un pò storto.

Cose così.

23 Agosto 2009

Bisogna, comme il faut, sì andar girovagando, andar via fingendo distrazione, per ingannar il cuor con la ragione. C’e’ motivo alcuno per lasciar  gli occhi a rammentar a digiuno, così saziandoti della vista del cielo, orsù pensami senza respirare. E trattieni ancora il fiato, mentre conosci il fuoco e il fato, seppur senza la mia vista, sorridi senza posa; non c’e’ digiuno che non conosca desiderio. Non c’e’ necessità ove la sussistenza imperi.

Con certe persone non c’e’ sfizio.

23 Agosto 2009

Fare il superiore con certi esemplari di bassi primati non c’e’ sfizio. Ci riuscirebbero anche le specie più basse nella scala filogenetica, tipo i muschi, o le spugne.

Non disturbiamo il capitano della nave, facciamo i cessi! ;)