Archivio per la categoria ‘Poetismi’

Cose così.

23 Agosto 2009

Bisogna, comme il faut, sì andar girovagando, andar via fingendo distrazione, per ingannar il cuor con la ragione. C’e’ motivo alcuno per lasciar  gli occhi a rammentar a digiuno, così saziandoti della vista del cielo, orsù pensami senza respirare. E trattieni ancora il fiato, mentre conosci il fuoco e il fato, seppur senza la mia vista, sorridi senza posa; non c’e’ digiuno che non conosca desiderio. Non c’e’ necessità ove la sussistenza imperi.

Sulla Necessità.

10 Agosto 2009

Non si ode, ahimé
nessun sussuro, questa sera.

Silenzioso il mio andare
procede lento
fra le pieghe di questo libro
eggià colì e colà
assecondandola, il mio pensar
segue la tua mancanza.

Prostrato duramente
raccatto le mie parole
nell’umile gesto
del rimembrar sì lieve, sì greve.

M’aqquietano per poco
le note dell’aere che lasciasti
in onor del vero e della storia
tant’è che il maestrale del tormento
è giunto giulivo a pungolarmi ancora.

Lun 10 Agosto 2009 – 1:41
Dedicato a Lorena, perchè sono a me stesso il più lontano, grazie di starmi vicino. Frà.

Semplice, chiaro…

13 Luglio 2009

Questo è pur un bel cazzo lungo e grosso.
Deh! se l’hai caro lasciamelo vedere
- Vogliam provare se potete tenere
questo cazzo in la potta, e me addosso.

- Come, s’io vo’ provar? come, s’io posso?
Piuttosto questo che mangiare o bere!
- Ma s’io v’infrango poi, stando a giacere,
farovi mal. – Tu hai ‘l pensier del Rosso,

Gettati pure in letto e nello spazzo
sopra di me, che se Marforio fosse,
o un gigante, io n’averò sollazzo,

purché mi tocchi le midolla e l’osse
con questo tuo divinissimo cazzo
che guarisce le potte dalla tosse.

- Aprite ben le cosse…
Che potrian delle donne esser vedute
di voi meglio vestite, ma non fottute.

(Pietro L’Aretino – Sonetti lussuriosi, Libro primo, nona composizione – 1526)

Ma quant si bell?

7 Giugno 2009

Nel paese delle vocali
vive un’ape con due ali,
un elefante con il codino,
un indiano molto carino,
c’e’ un orsetto col muso tondo
e un uccellino che guarda il mondo.

E sta sera ci consoliamo con questo.

12 Marzo 2009

Ramaya

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(continua…)

Le conclusioni.

2 Marzo 2009

Tirando le somme, dirò quello che mi è parso di questa storia. Nel dirlo, anzi, prima di dirlo, affermo che tutte le cose sono mutevoli, e più del mio pensiero lo sono solo il vento e le maree. Nel premetterlo, non bisognerebbe aggiungerlo, anticipo che le sentenze, e sopratutto questa e quell’altra prima, anch’esse sono capricciose.

Il bandolo è alquanto intricato e scioglierlo a parole o a pensieri è cosa assai ardua, sicchè ho fatto un disegnino, ma una volta finito, non c’ho capito assai molto e sono giunto alla conclusione che più che uno schemetto, sarebbe più idoneo l’istituzione di un corso di laurea sulla mia situazione sentimentale e psicologica, cosicchè la prossima che s’imbatta a bussar possa capire qualcosa di quel che vado cianciando e non si senta spaesata. Si aggiunga che una volta laureata debba darmi ripetizioni.

Dicevo, prim’ancora che mi perdessi in un pensiero, che il disegnino a nulla mi è servito, e allora ho provato a pormi davanti allo specchio e a spiegarmelo un pò sommessamente; ho provato col relativismo e col comparativismo, l’eziologia di un amore, la cosmogonia di un rapporto, il metodo olistico e la maieutica. Insomma molti e molti modi, ma si vede che non son bravo con queste cose perchè più mi addentrassi nel discorso più una parte, o l’altra, mi sembrava stramba; senza un piede, un pò sbilenca o nata morta, ancora poi talaltre mi parean tant’assurde che eran degne di un libro di antropologia [ciao marta].

Insomma non convenni con me stesso con nessuna delle idee che m’ero fatto; le parti del discorso si rincorrevano disordinare lasciandomi spettinato almeno quanto perplesso. La conclusione? Alla fine di tutto questo dimenarsi c’ho solo voglia di quiete; chi vuol esser lieto, sia, del doman, della pena e della colpa, non c’è certezza.

Poetismi.

23 Febbraio 2009

Un ragazzino di 12 anni scrive alla fidanzatina una poesia.

“Vorrei essere un pulcino
non per dirti pio pio
ma per dirti amore mio.”

Ora tu, hai un problema. Vorresti essere un pulcino. Magari uno di quei pulcini teneri, di quelli gialli. Questo, probabilmente, è dovuto ad un qualche trauma infantile che ti impedisce di crescere emotivamente. Tralasciando la psicologia e concentrandoci sulla verità fattuale della tua poesia mi sembra di capire che il tuo stato attuale, intendo di tutte le cose sensibili, ti impedisce di dire amore mio alla tua fidanzatina. Probabilmente questo tuo blocco è materializzato da un’impossibilità a donarsi completamente all’altro,  non accettando il non-self come non-altro-da-se.. il che è preoccupante per un bambino di 12 anni. Ma forse mi sbaglio, forse sei semplicemente muto e non riesci a dire le parole amore e mio. O forse sei così idiota che pensi che un pulcino possa dirlo meglio di te. Se non sei nè muto nè idiota, ma ti consiglio vivemanete di essere entrambe le cose a fronte della terza, allora sei uno scrittore di merda.

autoanalisi: io sono il pulcino, il bambino di 12 anni e il critico cinico.

diagnosi: stò male

cura: un pò di pace, un pò di silenzio.